“Edilizia in calo senza incentivi. Il Pnrr supplisca al Superbonus. Andranno in pensione in 165mila, mancano i sostituti”

Questi alcuni dei temi affrontati dal presidente di Argenta SOA Giovanni Pelazzi su Italia Oggi. L’intervista è a pagina 6 e sul sito a questo link:

https://www.italiaoggi.it/news/il-pnrr-supplisca-al-superbonus-2611671

di seguito trovate il testo dell’intervento

 

 

 

Giovanni Pelazzi: edilizia in calo senza incentivi, ora servono i cantieri del Piano
Il Pnrr supplisca al Superbonus
Andranno in pensione in 165mila, mancano i sostituti
di Carlo Valentini

Il Pnrr supplisca al Superbonus
«È ingiusto non riconoscere che il Superbonus è stato varato in un momento di emergenza economica. Negli ultimi 3 anni gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 30% rispetto al 2019 e questo ha evitato al sistema economico di finire giù dal burrone. Però trova conferma il fatto che le misure a tempo non funzionano e creano effetti distorsivi.
La ratio della norma era condivisibile poiché è fondamentale favorire un efficientamento delle abitazioni, in linea con quanto richiesto dall’Europa. Circa i due terzi dei 35 milioni di case risultano costruite più di 50 anni fa. Bisogna quindi proseguire sulla strada della riqualificazione del comparto abitativo, seppure con misure diverse.
A fare deragliare il Superbonus sono state anche le incertezze, la farraginosità delle norme che ha favorito i furbi, le modifiche in corso d’opera. Soprattutto l’aliquota è stata individuata senza alcuno studio prospettivo adeguato sull’impatto sui conti pubblici»: Giovanni Pelazzi, 47 anni, è presidente di Argenta Soa, una delle principali società che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche. Si trova quindi in un osservatorio privilegiato su uno dei settori vitali per la salute dell’economia.

Domanda. Quali le previsioni nel comparto delle costruzioni?
Risposta. A fine anno la contrazione sarà tra il 3% e il 4%. Avevamo preannunciato che la combinazione di tassi alti (sui mutui e sui prestiti), caos sugli incentivi, aumento dei prezzi e incertezza sulle prospettive avrebbero intaccato il comparto edile. L’Istat ha registrato che gli investimenti in abitazioni sono diminuiti nel secondo trimestre del 3,4% rispetto al primo, si tratta del quarto calo trimestrale consecutivo. Male anche gli investimenti in fabbricati non residenziali, diminuiti nel secondo trimestre del 3,8% rispetto al primo trimestre e di circa il 2% in un anno.
C’è maggiore fiducia sul 2024 per via dei lavori per il Giubileo e per Milano-Cortina, ma soprattutto per i cantieri del Pnrr, che è fondamentale vengano aperti. La ciliegina sulla torta, speriamo, sarà l’allentamento delle politiche monetarie.

D. Quindi il Pnrr è decisivo?
R. Sì, le risorse destinate direttamente al settore sono circa 108 miliardi (sui 222 totali), di cui 42,9 miliardi per i progetti in essere e 65,1 per nuovi progetti. La possibile rimodulazione delle misure del Pnrr rappresenta, però, una nube all’orizzonte, il governo ha promesso di allontanarla e quindi attendiamo una riformulazione del Pnrr non penalizzante.

D. Timori per l’inflazione e il caro prezzi?
R. L’impennata del costo delle materie prime, dell’energia, del trasporto ha messo a dura prova le aziende. Per fortuna l’inflazione è in decelerazione e il prezzo delle materie prime è rientrato ma resta ancora più alto di circa il 20% rispetto a quello pre-Covid.

D. Cosa chiedere al governo?
R. Innanzi tutto di realizzare davvero la defiscalizzazione del costo del lavoro, poi di avviare iniziative per avvicinare i giovani al settore. Il compito del governo nella predisposizione della legge di bilancio non è per nulla facile. Ma cancellare ogni incentivo sull’abitazione sarebbe un errore, così come vanno sostenute le imprese più in difficoltà per problemi di liquidità, per scongiurare il rischio che con il peggioramento del contesto economico molte imprese falliscano.

D. Il sistema edile è troppo parcellizzato?
R. La quasi totalità delle imprese è di dimensioni piccole, oltre il 90% sono imprese con meno di dieci addetti. Poche decine di grandi imprese nel settore riescono a competere a livello internazionale con le omologhe europee e americane.
L’occasione delle opere legate al Pnrr sarebbe opportuna favorisse l’aggregazione tra imprese, magari attraverso reti d’impresa o fusioni, per potere affrontare lavori che richiedono complessità e costi elevati. Ciò porterebbe a un efficientamento del sistema, consentirebbe costi minori e darebbe la possibilità di allargare il potenziale produttivo. Un legislatore lungimirante dovrebbe agire in questa direzione. Inoltre un mercato dei capitali più efficiente e maggiormente in grado di sostenere la crescita dimensionale delle imprese edili aiuterebbe a ridurre la dipendenza dal debito bancario che oggi risulta molto elevata.

D. Che cosa manca per sburocratizzare davvero l’attività di costruzione?

R. Un passo importante è stato fatto con l’introduzione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici entrato in vigore il primo luglio che avrà la migliore attuazione se le stazioni appaltanti verranno rafforzate con competenze e strumenti adeguati. Però, in generale, bisognerebbe rifarsi alle best practice dei Paesi europei, dove i processi di concessione edilizia sono veloci. Non si tratta solo di un problema di efficienza ma anche economico. Regole, procedimenti, autorizzazioni, norme locali e nazionali che si sovrappongono, generano confusione e causano un enorme perdita di tempo, rappresentando un costo importante per le imprese.

D. In che modo evitare che l’attività di costruzione vada, come a volte è accaduto in passato, a scapito dell’ambiente?

R. Le nuove costruzioni sono sempre più progettate in modo da avere un basso impatto sull’ambiente, non solo grazie all’utilizzo della tecnologia, ma anche dei nuovi prodotti utilizzati nell’edilizia, tutta la filiera delle costruzioni si sta gradualmente adeguando ai nuovi standard ambientali.

D. C’è sintonia tra domanda e offerta di lavoro?

R. Nell’ultimo biennio l’occupazione è aumentata di 200mila unità. E i cantieri del Pnrr dovrebbero attivare circa 65mila nuovi occupati tra il 2023 e il 2026. Ma c’è da aggiungere che vi è una sfida importante da affrontare legata all’uscita per pensionamento nei prossimi cinque anni di circa 165 mila addetti che dovranno essere sostituiti e il settore è scarsamente attraente per i giovani, pur garantendo una buona retribuzione. Mancano i sostituti. Con la cancellazione del Reddito di cittadinanza sarà forse più facile trovare lavoratori da inserire nei cantieri ma occorre che anche gli istituti professionali facciano la loro parte.